I love you now. I'm with you now. I'll do my best, moment to moment, not to betray you. Now That's it. No more. Don't make me lie to you.
Ero un po' perplesso ieri sera. Come da accordi si era deciso per il nuovo giapponese della città. Poi lungo la strada scopro che il Giapponese è gestito da un gruppo di cinesi....come dire....uno spaghetto alla bolognese cucinato da un americano. Poi entrato....noto subito la parte inferiore arredata in modo sobrio...colori chiari e numerose suppellettili nei colori del legno naturale.....la parte superiore bianca con porte a vetro acidate totalmente illuminato dalla luce delle candele....last but not least il privee dove hanno ricreato 3 tavolini stile vero giappo dove ci si siete normalmente ma sembra che tu sia a gambe incrociate....proprio in stile giappo. Al piano inferiore la cucina è vietnamita e fusion al piano superiore solo giapponese. Scopro di buon grado che il cibo è davvero buono....il tataki freschissimo la tempura non unta ma leggera......sembra proprio un giapponese con i fiocchi stile milanese fighetto però nella periferia bolognese. Poi conosciamo la proprietaria....35 anni....nata in Italia con un italiano perfetto.....sposata con il marito 40enne e trasferiti da poco. il locale è stato costruito seguendo i dettami della bio-architettura, ci spiega, ecco perchè i tavolini sono tutti disposti nella stessa maniera, e i colori scelti sono quelli che secondo il feng shui richiamano la pace e l'armonia il tutto per incentivare la clientela a rilassarsi ed ovviamente ad ordinare di più....Il terrazzo verrà aperto durante il periodo estivo e sarà disegnato come un giardino zen, dove si potrà cenare inmezzo ai bonsai di importazione.Le ragazze, tutte giovani e carine, hanno una t-shirt blu, con la scritta "orientati", e oltre a conoscere il cinese e l'italiano hanno un ottimo inglese come testimonia la chisccherata intrattenuta con il vicino di tavolo just in town from London. Inoltre la proprietaria ha anche intenzione di offrire un servizio catering alle feste private di cucina fusion, giappo-vietnamita e giappo-brasiliana. Al che giunto alla cassa...dopo il bicchierino offerto.....(non la solita grappa alla rosa ma un drink energizzante al guaranà) mi è venuto un lampo......azz sti cinesi....mica sono solo bravi a copiare.....qua nei prossimi 20 anni addio tortellini, sugo alla bolognese e made in Italy....saremmo costretti a suon di fusion a fonderci il culo se vogliamo sopravvivere.....
"Nell'Italia dove se tutto non è utile non è, se qualcosa non serve non serve, dove se non capisci qualcosa non esiste, dove ogni cosa deve essere servizio (e poi magari diventa pure servizio), il teatro è finalmente, marcatamente, platealmente ( e anche galleristiccamente) meravigliosamente "inutile" (Alessandro Bergonzoni). Da qualche mese campeggiano per tutta bologna cartelloni bianchi con una poltrona stilizzata nera e la scritta "Il teatro è inutile". Pochi se sono accorti....pochi si sono fermati a riflettere durante il caos cittadino delle 8 di mattina, e pochi hanno reagito alla provocante promozione di un teatro bolognese. "Puntando su una scelta comunicativa provocatoria e volutamente avanguardista, si è preferito interrogare il pubblico sull'idea della natura stessa del teatro oggi piuttosto che affidare la propria immagine ad una opaca e spesso rituale locandina informativa." (Stefania Aluigi Assistente Assessore alla Cultura). Purtroppo assuefatti alle campagne pubblicitarie avvincenti e provocatorie degli ultimi anni il popolo metropolitano non si è minimamente accorto dello stimolo culturale proposto. Sicuramente la campagna promozionale è azzeccata ma come stupirsi dopo aver visto uomini che si toccano il pacco, donnine nude che strisciano convulse sopra macchine lussuose e passere al vento per difendere le pelliccie degli animali??? Probabilmente non si tratta del'erroneità del messaggio publicitario ma di un malessere ancora più profondo e grave che intacca il teatro tutto nel suo insieme. Forse aveva proprio ragione Carmelo Bene quando affermava che il teatro è morto. Sì il teatro è morto, è' morto di apatia, di troppa vecchiaia e di poca innovazione. E' ancora legato alle sue radici che tentano di staccarsi dal terreno del passato ma non riescono ancora a proietarsi all'esterno. Se il problema principale è la mancanza di "spazi culturali" dove presentare nuove opere e giovani scrittori quello più allarmante è la quasi totale mancanza di quest'ultimi. Il millennio si apre in un momento di crisi, con una guerra di dimensione mondiale in atto, con opposizioni feroci anche all’interno delle nazioni occidentali, con una grande perplessità su come comportarsi di fronte ai cambiamenti epocali in corso. E il teatro certo subisce contraccolpi e spallate e non è facile superare il nullismo beckettiano, che è stata la forma di rispecchiamento molto fedele e geniale di uno stato d’animo. Non c’è un teatro post beckettiano che ha la sua forma stabilita nella quale confluiscono e convergono attori, autori e registi di teatro. Una drammaturgia degli anni ’90-2000, post guerra fredda diciamo, non l’abbiamo ancora in mano. Capita talvolta che alcuni ci provano. Nascono quindi piccoli teatri nelle periferie, nella parte più degradata della città, poco conosciuti a chi vive in centro, ma certi di provare almeno a dare un'alternativa ai classici recitati in centro dai soliti sospetti. vita non facile, soprattutto dopo il taglio ai finanziamenti attuato dall'ultima finanziaria. Ma la via più dura è forse quella che fortifica maggiormente e che rende davvero indipendenti. Numerosi sono gli esempi dal Fringe Theatre al Bush attraverso il Gay workshop. Grazie alla loro tenacia oggi possiamo conoscere opere una volta censurate (Saved di E.Bond) boicottate ( Top girls C. Churchill) e ritenute appunto assurde (Ionesco). Chissa che un giorno sulla pagina locale non si legga qualcosa di diverso e nuovo al teatro comunale magari qalcosa di diverso dal solito "Malato immaginario".
Finalmente stasera la Fedra. Era da tempo che aspettavo questo spettacolo. Era da tanto che volevo vedere la mia preferita. Si, quella senechiana, quella più terrena, più passionale, più interiore che scandaglia l'animo umano. Infatti con Seneca, rispetto alla tradizione ellenistica, assistiamo a una totale umanizzazione dei conflitti tra i personaggi: scompaiono dalla scena gli dei, anche quelli lontani e ostili. Il conflitto tra furor (abbandono alla passione) e bona mens (la virtù degli stoici) è interiorizzato nell’eroina come conflitto di coscienza. Alla vergogna con cui la Fedra di Euripide vorrebbe darsi la morte per sopprimere in sé l’impulso erotico, si sostituisce in Seneca la voce della passione travolgente e assoluta: Fedra non vuole morire, ma avere Ippolito. La figura di Fedra non risulta quindi, una sbiadita copia di quella euripidea, poichè è animata da una propria vita, da una vera e propria spiritulità. All'angoscioso senso di colpa che tormenta l'eroina greca, pudica, vergognosa del suo segreto e riluttante alla confessione, Seneca contrappone una donna travolta dalla passione, che nella disperazione e nel desiderio trova il coraggio di manifestare il suo amore. E' Fedra che rivela il proprio amore ad Ippolito, è la regina che prendi in mano le sue passioni e decide di affrontare la causa del suo amore e della sua morte. Solo dopo la notizia della morte di Ippolito decide di confessare la verità e la castità del suo amato figliastro; duplice, quindi, è la sua confessione: della'more e della colpa.
La Fedra di Seneca è un personaggio moralmente negativo, e totalmente umano: dal momento in cui la sua volontà soccombe al furor, scompare in lei qualsiasi considerazione relativa alla fedeltà coniugale, alla ragion di stato, e tutto agisce in essa in funzione del perseguimento del suo scopo. Solo dopo la morte di Ippolito, torna a sentire la voce della coscienza piena di rimorso e decide di espiare la sua colpa nella morte.
Meritatamente famosa è la pagina della confessione di Fedra, in cui le parole raggiungono gli alti vertici della poesia:
Matris superbum est nomen et nimium potens;
nostros humilius nomen adfectus decet
Me vel sororem, Hippolyte, vel famulam voca;
famulamque potius: omne servitium feram.
Durante la prima conferenza sull'Educazione, organizzata dalla Fundacion Santillana, nella capitale argentina, il premio Nobel per la letteratura José Saramago ha inaugurato la Kermesse aprendo con questa frase: " La violenza, l'indisciplina e la mancanza di autortià si sono impossessati delle scuole, situazioni che a volte sfociano nella vera e propria umiliazione". Lo scrittore ha aggiunto inoltre che la società preferisce non affrontare il problema " e guarda da tutt'altra parte poichè sarebbe troppo doloroso ammettere ciò che sta accadendo".
Sotto l'epigrafe "Que sociedad queremos, que gentes, necesitamos" (che Società vogliamo. che popolo necessitiamo) Saramago ha parlato publicamente della situazione attuale dell'insegnamento. Secondo lo scrittore si è sostituito erroenemamente la parola "istruzione" con "educazione". "La scuola può infatti, istruire ai propri alunni ma non può educarli poichè non ha nè i mezzi con cui farlo nè è la sua finalità". Come esempio ha riportato la differenza fra la famiglie con genitori analfabeti che possono educare i propri figli sebbene siano senza istruzione e come al contrario giovani istruiti possano invece mancare di una totale educazione.
Saramago aggiunge che il problema con cui si confrontano le società moderne è che la scuola ha cessato di istruire i giovani, poichè è caduta in una vera e propria anarchia, motivata dalla perdita di autorità del corpo docente. I professori infatti, si vedono impotenti nell'assicurare le condizioni necessarie nelle quali si possono pacificamente trasmettere le proprie conoscienze. " Siamo giunti a situazioni davvero terribili se si pensa al fatto che esistano metaldetector all'ingresso delle scuole per evitare che gli alunni portino con se in aula una pistola" ha sottolineato lo scrittore.
Lo scrittore è poi intervenuto per la piena presa di coscienza della possibilità di vivere all'interno di qualsiasi società attraverso il riconoscimento dei "limiti". Saramago ha poi concluso dicendo : " Non cadrò nell'errore di affermare che una volta era tutto migliore, perchè non lo è stato, ma sostengo che il tempo presente dovebbe essere migliore".
VISTE LE AFFINITA' FRA GIOVANI SPAGNOLI ED ITALIANI RIPORTO QUESTO ARTICOLO TRATTO DAL PAIS DOVE LA GIOVANE CAROLINA ALGUACIL HA IDENTIFICATO PIENAMETNE LA MIA SITUAZIONE DI MILEURISTA ED INSODDISFATTO:
A mediados de agosto llegó una carta a este periódico que anunciaba la aparición de una nueva clase social. Se titulaba Soy mileurista y decía, entre otras cosas, lo siguiente: "El mileurista es aquel joven licenciado, con idiomas, posgrados, másters y cursillos (...) que no gana más de 1.000 euros. Gasta más de un tercio de su sueldo en alquiler, porque le gusta la ciudad. No ahorra, no tiene casa, no tiene coche, no tiene hijos, vive al día... A veces es divertido, pero ya cansa (...)". La autora, Carolina Alguacil, de 27 años, reside en el centro de Barcelona y trabaja en una agencia de publicidad. Inventó el término -y decidió escribir la carta- después de pasar unos días en Alemania y comparar, con un sentimiento a medio camino entre la rabia y la envidia, cómo vivían sus amigos berlineses y cómo vivían ella y sus amigos españoles.
Carolina comparte su casa con otras tres chicas de 25, 29 y 29 años. Ninguna gana lo suficiente como para alquilarse un apartamento. Pagan 360 por cabeza y conforman una extraña familia unida cuyos miembros hace un año no se conocían de nada. "Toda la gente con la que voy es así", añade Carolina, "tengo una amiga que trabaja en una editorial de Madrid por 1.000 euros; mi hermano es ingeniero en Andalucía y lo mismo, mi cuñada es licenciada en Medio Ambiente y también. Todos estamos igual, y no es que vivamos mal, porque para algunos somos unos privilegiados, pero no es lo que esperábamos".
Un reciente informe de la Unión Europea, el Eurydice, le da la razón: sólo el 40% de los universitarios tiene en España un trabajo acorde con su nivel de estudios, y la tasa de paro entre los titulados de 25 y 34 años es del 11,5%, una de las más altas de Europa, que se sitúa en un 6,5%.
Según apunta el sociólogo Enrique Gil Calvo. "Con estos jóvenes se crearon unas lógicas expectativas. La generación anterior, la mía y la de mis hermanos menores (yo nací en el 46), creció con las vacas gordas, pudo cumplir el sueño de matar al padre, esto es, de superarlo en todo: mejor casa que los padres, mejores trabajos... Pero para estos mileuristas, que han tenido, paradójicamente, mejores oportunidades en forma de estudio, el futuro no estaba donde debía de estar", explica.
Carolina dispone de dos horas para comer. Hoy acude a un restaurante de a siete euros el menú que no puede permitirse siempre.Pide un guiso indio con garbanzos y cuenta: "Yo quería trabajar en el cine, como productora o algo así, pero pronto me di cuenta de que no podría. Bueno. Eso pasa. Y no me desanimó. Lo peor es que no sé lo que va a pasar conmigo. Una familia como la de mis padres ya no es el objetivo, pero ¿cuál es el objetivo?".
Ella no experimenta ninguna sensación de fracaso. Pero habla de un desánimo grande al definir la actitud de muchos de sus amigos o conocidos. Porque conforme va cumpliendo años, el mileurista se va cargando de amargura.
Luis Garrido, catedrático de Sociología de la UNED, considera que una de las claves de este desánimo está en la sobreabundancia de universitarios. "Cuando yo, que nací en 1956, estudiaba, sólo el 10% de los jóvenes, la inmensa mayoría chicos, conseguía una licenciatura universitaria. Está claro que ese 10% copó los puestos de élite de esta generación, la del 68, que arrasó. Y que mis coetáneos vimos que estudiando en la Universidad se llegaba lejos y se lo transmitió a sus hijos".
Garrido continúa: "A partir de los ochenta, el porcentaje de estudiantes universitarios se multiplicó, sobrepasando el 30% y sumando a las mujeres, que se incorporaron de forma masiva. Se produjo un vuelco educativo tremendo, incomparable a cualquier otro país europeo. Y no ha habido puestos buenos para todos. Por mucho que queramos, no hay. Y se ha creado un número indeterminado de jóvenes frustrados, con una larga trayectoria estudiantil, que no ha rendido, que no ha ganado lo suficiente...".
Carolina, los martes y los jueves, va a clases de iniciación al baile flamenco en la academia Flamenkita. Paga por ellas 50 euros al mes. Una hora da para poco: movimientos de muñeca, unos pasos de fandango... Pero a Carolina le basta porque mientras baila se relaja. Eso sí, como buen mileurista, ha tenido que elegir: "Me apunté a flamenco y me borré de la piscina, porque las dos cosas no podía pagar".
Son las once de la noche. El piso de Carolina, Laura, Ainara y Belén comienza a poblarse: amigos y amigas de una o de otra que se dejan caer, que se suman a la conversación. Se sacan latas de cerveza que abarrotan la mesa bajera. Se habla mucho, se ríe, se hacen planes para salir. Carolina sonríe: "Así es siempre, viene gente imprevista, mucha gente, como cuando éramos estudiantes, es una vida como de eterno estudiante. Lo malo es que ya no somos estudiantes. Es divertido, pero..."
Pero ya cansa.
E' sì.....la vita da eterno studente stanca eccome!!!!
Il commercio equo e solidale tutela i diritti dei lavoratori del Sud del mondo e offre prodotti realizzati senza sfruttare le persone. FLO è una organizzazione senza scopo di lucro con sede in Germania, fondata nell'aprile del 1997. I suoi membri sono i marchi nazionali come TransFair in Italia, Germania, Austria, Canada, Giappone, Stati Uniti; Max Havelaar in Svizzera, Olanda, Belgio, Danimarca, Francia, Norvegia; Fair Trade Mark in Irlanda; Fair Trade Foundation in Inghilterra. Tutte queste Iniziative Nazionali sono organizzazioni senza scopo di lucro che promuovono il Commercio Equo e Solidale, svolgono azione di lobby, trattano con gli importatori e i commercianti al dettaglio, diffondono informazioni sul Commercio Equo Solidale e organizzano campagne educative. Transfair da undici anni certifica e diffonde i prodotti del commercio equo e solidale nella grande distribuzione, garantendo che essi siano acquistati dai fornitori ad un prezzo equo e siano stati realizzati rispettando i diritti dei lavoratori nel Sud del mondo.
La richiesta da parte di noi consumers sembra essere in crescita, con un aumento dell'8% rispetto al 2002. In questa fase, quindi, è strategico stabilire un rapporto stabile con la grande distribuzione, senza che ciò vada a svantaggio dei tradizionali punti vendita. I tradizionali punti vendita "Botteghe del mondo" sono diventate ormai in Italia 150. Tuttavia tali punti vendita non offrono una piena risposta alla domanda sempre crescente di clienti sempre più informati, aggiornati ed esigenti. Cercando di imitare la curva ascendente che 10 anni fa subirono i prodotti biologici i prodotti equo-solidali stanno cercando di entrare nella grande distribuzione. Numerosi sono sicuramente gli elementi a vantaggio di questa decisione, o meglio numerosi i punti di forza e le opportunità di una accurata swot analysis. Mr Poletti, presidente di Transfair Italia afferma che: "La riforma del mercato in senso equo e solidale può avvenire solo se questo modo di fare acquisti raggiunge quote di mercato significative: ciò avverrà quando la gente troverà i nostri prodotti anche nel negozio sotto casa. Non basta affidarsi alle sole persone motivate disposte a fare venti chilometri per trovare una bottega equo-solidale". Secondo Poletti, nei supermercati il problema principale è garantire la corretta informazione sugli aspetti che caratterizzano il commercio equo e solidale. Per questo motivo, Transfair studia percorsi ad hoc con la grande distribuzione e, contemporaneamente, promuove campagne di sensibilizzazione per cittadini.
A loro volta anche le grandi multinazionali stanno studiando di raggiungere "quote di mercato significative", ovviamenti focalizzandosi nei segmenti ritenuti di scarso interesse ai loro prodotti. Il caso sicuramente più ecletante è è il caffè equo-solidale di Nestle. Si certo dalla multinazionale più boicottata arriva il caffè pagato "socialmente" corretto ai lavoratori sud americani. E così con una "botta al cerchio ed un'altra alla botte" l'antica azienda elvetica ha ricevuto il marchio equo e solidale dalla Transfair UK rifiutandosi tuttavia di seguire le indicazioni dell’Oms e delle Nazioni Unite per modificare le politiche commerciali in Africa". Non ci si dovrà più stupire se poi in futuro assisteremmo all'arrivo degli Hamburger di carne argentina equo-solidali firmati McDonald, o della bibita a base di semi di cola equo-solidale della casa omonima. L'apertura alla GDO sembra una grande ooportunità per le Multinazionali piuttosto che l'aumento di quote di mercato dei prodotti equo-solidali. Infatti dubito che, anche il cliente più attento, dopo aver scartato la fase d'acquisto d'impulso e quella abituale, possa ulteriormente indagarsi sulla scelta del prodotto all'interno della stessa categoria per compiere l'acquisto di risoluzione di un problema. Soprattutto quando questo prodotto è stato certificato da un'organizzazione autorevole come quella britannica. Il grande successo, a mio parere, del prodotto solidale è infatti la risoluzione veloce ad un problema d'acquisto mediato da una considerazione mentale del genere politically correct. Se si insediano problematiche del tipo : " Compro caffè equo-solidale boliviano, brasiliano o cinese???" si verrà a snaturare la scelta di un prodotto comprato più per le sue valenze sociali che per quelle intrinseche del prodotto. Si andrebbero infatti a creare dei comportamenti a cascata del tutto simili a quelli dei prodotti delle grandi multinazionali, dove la maggior popolarità detta la maggior quota di mercato. Il cliente informato e sempre più esigente, dell'inizio post, avrà comunque il modo di comprare equo-solidale anche se non lo trova nel supermercato abituale sotto casa.
Prendendo spunto dall'ultimo post di Italian Psycho mi sembra giunto il momento di parlare di nefandezze dell'animo umano. Più che il termine nefandezza, fra i cui sinonimi riporta anche sodomia (cfr ,www.demauroparavia.it/73280) la quale se fatta volantariamente non è assolutamente una nefandezza, utilizzerei il termine \abomeneco che in esperanto traduce il termine schifosità. si perchè si tratta di schifo, repulsione, a ciò che non siamo pronti mentalmente ad accettare. Nel post di cui anticiavo si parla di questo megalomane, tale Gabriele Paolini, che ha deciso di aprire un sito altamente hard su se stesso. Le motivazioni dettate da tale personaggio, che soffre sicuramente di manie di grandezza e di egocentrismo, sono le seguenti: "... tranne il sottoscritto, mai nessun personaggio pubblico, conosciuto come tale, senza essere precedentemente coinvolto in avventure professionali hard, ha espresso in un modo così CHIARO, DURO, SENZA ALCUN TABU’, le proprie esperienze sessuali. Nel sito sopracitato vengono pubblicate fotografie molto eplicite, nelle quali mi si vede con molta naturalezza LECCARE CAZZI, CULI, FICHE ecc...". Oltre alla voglia di essere sicuramente al centro dell'attenzione, comunque ed ovunque, il sog. Paolini dimentica che già altri famosi scrittori, poeti e registi si erano cimentati in opere simili anche se non personalmente ma con uno scopo dissacratorio e rivoluzionario rispetto al desiderio di diventare famosi.
Primo di tutti il Divin Marchese che, nel 1784, imprigionata presso la Bastiglia, scrive Le 120 giornate di Sodoma e Gomorra. Nella sua opera il vizio e la crudeltà prendono le dimensioni della pazzia e del mito. La sua opera può ispirare orrore e anche un po’ di noia per l’infinita, stilizzata e “teatralizzata” ritualità erotico-pornografica, ma proiettando, senza freni, nell’ossessione della scrittura le sue ossessioni ed i suoi fantasmi, Sade ha però portato agli psicologi un documento eccezionale sugli stati della mente e sulle sue perversioni, ed i surrealisti hanno riconosciuto in lui il simbolo dell'uomo che insorge contro tutti i divieti. Non è un libro che deve piacere, né tanto meno con cui si debba andare d'accordo; è soprattutto un libro di sperimentazione narrativa, di sfida ai propri limiti, per oltrepassare i confini dell' "accettabile", del "giá noto". Cosí come non è solo un "campionario di vizi", bensí un "campionario di scelte estetiche" dove Sade re-inventa il linguaggio narrativo portandolo ai limiti del metafisico (e di meta-fisico si puó ben parlare, grazie alla sua totale estraneitá con le leggi della natura. Ma di nuovo, quello che piú mi colpisce è soprattutto l'ironia che permea lo stile: "Ma, mio caro Presidente, proprio questa mattina vostra moglie mi ha prodotto il piú solido e bello stronzo!", dove, come sottolinea giá Barthes, il termine offensivo giunge a termine di una frase che imita lo stile piú aulico. E' da questo che infatti deriva la sua ironia Sade, dal subitaneo colpo di coda, dall'inversione repentina e violazione del codice linguistico. Un'operazione molto piú perversa (e sovversiva, come tutta l'ironia) degli atti che descrive. Infine, è un peccato che il marchese non abbia potuto terminare il suo progetto.
Più vicino a noi rispetto al caro Marchese, il giovane Pier Paolo Pasolini, nel 1975 presenta a Parigi "Salò o le 120 giornate di Sodoma". Il film segue la falsariga del romanzo del Marchese de Sade, attraverso la ripetizione infinita del numero magico 4. Quattro "Signori", rappresentanti di tutti i Poteri, il Duca (quello nobiliare), il Monsignore (quello ecclesiastico), Sua Eccellenza il Presidente della corte d'Appello (quello giudiziario) e il Presidente Durcet (quello economico), si riuniscono in una villa assieme a quattro Megere, ex meretrici, e a una schiera di giovani ragazzi e ragazze, catturati tra i figli dei partigiani, o partigiani essi stessi, in una sontuosa e cadente villa, isolata dal mondo dal presidio dei soldati Repubblichini e delle SS. Nella villa, per centoventi giorni, sarà vigente per tutti un regolamento sottoscritto dai quattro Signori, con il quale essi sono autorizzati a disporre indiscriminatamente e liberamente della vita delle loro giovani vittime, le quali dovranno tenere un comportamento di assoluta obbedienza nei confronti dei Signori e delle loro regole. Ogni insubordinazione o pratica religiosa, verrà punita con la morte. Le giornate si svolgono attraverso una struttura infernale dantesca, che corrisponde alle quattro parti (un Antinferno e tre Gironi), in cui è diviso il film. L'Antinferno mostra la sottoscrizione delle regole da parte dei quattro Signori, il loro patto di sangue (ognuno sposa la figlia dell'altro), e la cattura dei giovani repubblichini di leva da parte delle SS, e infine la caccia delle vittime da parte dei repubblichini. Il primo girone è il Girone delle Manie, il secondo quella della merda ed il terzo quello del sangue dove si giunge all'apice della violenza in un'orgia progressiva di torture, amputazioni, e varie uccisioni rituali, i Signori, aiutati dai loro vecchi e nuovi collaboratori, si prodigano in balletti isterici e atti sessuali necrofili sulle vittime, portando all'apoteosi il loro sentimento di disprezzo reciproco e del mondo.
Come scriveva lo stesso Pasolini: "Il sesso in Salò è una rappresentazione, o metafora, di questa situazione: questa che viviamo in questi anni: il sesso come obbligo e bruttezza. […]
Oltre che la metafora del rapporto sessuale (obbligatorio e brutto) che la tolleranza del potere consumistico ci fa vivere in questi anni, tutto il sesso che c'è in Salò (e ce n'è in quantità enorme) è anche la metafora del rapporto del potere con coloro che gli sono sottoposti. In altre parole è la rappresentazione (magari onirica) di quella che Marx chiama la mercificazione dell'uomo: la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento). Dunque il sesso è chiamato a svolgere nel mio film un ruolo metaforico orribile. […] Nel potere – in qualsiasi potere, legislativo e esecutivo – c'è qualcosa di belluino. Nel suo codice e nella sua prassi, infatti, altro non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli: cioè, diciamolo ancora una volta, degli sfruttatori contro gli sfruttati. […] I potenti di De Sade non fanno altro che scrivere Regolamenti e regolarmente applicarli". Pasolini ha concepito questo film, dunque, in un momento storico in cui percepiva lucidamente, attraverso tutto ciò che stava accadendo attorno a lui (la violenza, la corruzione, la caduta verticale dei valori, l'imposizione di miti consumistici, l'omologazione sociale e culturale) il grado di sfacelo di un intero paese e il crimine di un potere “tritacoscienze” che agiva – e agisce – in nome di una democrazia solo nominalmente, formalmente tale, una situazione di cui una parte di noi italiani avrebbe cominciato a prendere coscienza solamente sul finire degli anni Ottanta.
L'uso della violenza, del soppruso e delle "schifosità" dell'animo umano sono la base di alcune opere anche di Sarah Kane. Cleansed è sicuramente il testo più violento della Kane, essendo la struttura costituita di poco più che una carrellata di torture compiute dal direttore di un istituto correzionale sui detenuti che vi sono rinchiusi. L’università-lager dove viene ambientata l’opera rimanda mentalmente ai campi di concetramento tedeschi dove venivano sterminati milioni di ebrei. Attraverso l’audace legame fra il tema dell’incarcerazione e quello dell’amore come profonda passione, la scrittrice rende possibile l’indagine di quelle tipiche domande, che nascono proprio da queste estreme e apparentemente diverse situazioni. La violenza, accreditatale come uno degli aspetti fondamentali della sua drammaturgia, viene così ad essere la condicio sine qua non attraverso la quale si realizza il vero centro delle opere keniane: l’amore. Infatti, è l’amore il vero asse che attraversa tutte le sue cinque opere, rappresentato ed analizzato nelle sue diverse manifestazioni. L’amore come fragilità umana, l’amore come passione o come atto estremo di sopravvivenza alle sofferenze umane. Centrale alla comprensione del significato del dramma mi sembra sia la considerazione della necessità di mantenere inalterato un ideale di solidarietà tra gli uomini nonostante le prove contrarie a cui una collettività ostile e repressiva può sottoporlo. Solo su queste basi è possibile il ritorno ad una pienezza dell’essere che appare altrimenti compromessa. La soggettività diventa il terreno di indagine delle strutture sociali che l’hanno determinata. La società che ne deriva dal dramma è una società repressiva e violenta, che schiera gli individui gli uni contro gli altri come base del progresso civile, e per questo teme le potenzialità eversive di un sentimento libero come l’amore.
Scene così atroci e "nefande" sono sempre più ricorrenti nella drammaturgia odierna, per non pensare alla violenza di tanti celebrati film che a partire dagli anni '90 hanno dato vita ad un vero e proprio filone artistico, dove omicidi e spargimenti di sangue, non sono nè inaspettati nè condannati, ma costituiscono la norma. Il tutto non solo per scandalizzare poichè che cosa c'è di più scandoloso della realtà stessa??? Ben venga la violenza, la rappresentazione del male umano e delle sue più atroci nefandezze, nulla potrà mai essere meno evidente e violento della realtà stessa in cui siamo catapultati ogni giorno attraverso il mezzo televiso. Come sottolinea più volte Sarah Kane nelle sue opere l'unica via di uscita da una realtà che è di per se stessa violenta e nefanda è l'amore, l'unico sentimento che può salvare dall’indifferenza e dall’apatia del conformismo; l’amore in tutte le sue forme, lecito o illecito, contro una società che impone le sue regole al fine di omogeneizzare i suoi componenti, privandoli del tutto della loro umanità.
Il giovane Paolini, che vuol essere precursore del liber sesso, e delle manifestazioni sessuali anche più estreme non mi sembra altro che una brutta copia di famosi e già utlizzati strumenti eversivi.
Non si tratta della famosa casa parigina. E neppure della stilista per eccellenza. Si parla di Coco e dei suoi 40 mq. Si parla della voglia di vivere, di trovare sempre e comunque cosa nuove di cui stupirsi, nuovi stimoli e in particolar modo di nuove sfide. Piccoletta e bruna denominata la "Donna di Ghisa" (fa più made in Italy la ghisa che il ferro) stupendo tutti sembra proprio riuscire nell'ennesima avventura. tutti l'avevamo sconsigliata, tutti le avevamo proposto una soluzione meno drastica e diciamo invasiva per il C/C. Ma lei no!! Testarda e caparbia è andata avanti per la sua strada. Per la sua scelta, dettata forse dalla voglia di avere qualcosa di suo, qualcosa a cui rivolgere la propria totale attenzione. Beh sicuramente non le manca il coraggio, e la voglia di continuare. E per questo le voglio molto bene perchè mi incita a lottare e a procedere retto nella scelta fatta e soprattutto mi ricorda che non si ha mai età per esaudire un proprio desiderio. Il sole fra nuvole del non è solo il semplice murales della cantina ma è il calore, la gioia e il colore che porti ogni giorno alle persone che incontri e al mio cuore.
Ebbene si la regina è tornata. O meglio è in arrivo. Gia da due giorni le radio trasmettono a più non posso il single che anticipa il cd di Mrs Ciccone in Ritchie. Come solito alle chiacchere si aggiungono le innumerevoli critiche. Ma questo è un deja vu se si parla di Madonna. Con un accurato piano di marketing la signora del trasformismo sta pubblicizzando il lancio del nuovo cd "Confessions On A Dancefloor", l'album che arriverà nei negozi l'11 novembre. Eh già.....le leve del marketing mix le conosce molto bene Mrs ciccone in particolar modo se si tratta di Promotion e Position. Non è del tutto casuale la sua presenza in veste di performer agli MTV Europe Music Awards, in programma il prossimo 3 novembre a Lisbona. Tanto meno l'utilizzo del sample degli ABBA nel singolo "Hung up". Infatti il brano riprende un campionamento di "Gimme Gimme Gimme", celebre singolo del quartetto svedese. Gli Abba hanno fatto un'eccezione per Madonna, essendo di solito molto restii a cedere propri brani per operazioni di questo tipo. Ed infine il ruolo di portatrice di verità per la tanto seguita Kabbalah. La Regina del Pop ha lanciato infatti un'invettiva contro la società moderna. "La gente andrà all'inferno se non cambia il proprio atteggiamento malato nei confronti del mondo materiale", "Questo mondo fisico, questo mondo illusorio che crediamo sia vero, ci schiavizza e sarà la nostra rovina." Beh come piazzamento non c'è male....oltre ai milioni di fans già accalappiati ci mettiamo dentro pure qualche moralistuccio e fanatico professante del proprio credo, poichè la signora si rivolge "alle religioni del mondo, e non solo ad unica confessione". Per quanto riguarda il Prodotto sappiamo già che il nuovo cd avrà sonorità disco anni '70, ispirato agli anni della nascente discomusic. Ed ecco spiegato il riciclo Abba e il tentativo di riferirsi ad un momento musicale famoso ed importante in particolar modo negli States e Swinging London. Diciamo poi che il Price è veramente l'ultima leva a cui nessuno, nemmeno chi scrive, farebbe caso......chi non spenderebbe un ventino per il nuovo cd di Maddy???