I love you now. I'm with you now. I'll do my best, moment to moment, not to betray you. Now That's it. No more. Don't make me lie to you.
Solo un genio della musica potreva trasporre la semplicità di un lavaggio in lavatrice in una vera opera poetica e piena d'amore:
....And all our dirty clothes that hadn't gone into the wash
And all your shirts and jeans and things
And put them in the new washing machine
Washing machine
Washin watched them go 'round and 'round
My blouse wrapping itself in your trousers
Oh the waves are going out
My skirt floating up around my waist
As I wade out into the surf
Oh and the waves are coming in
Oh and the waves are going out
Oh and you're standing right behind me
Little fish swim between my legs
Oh and the waves are coming in
Oh and the waves are going out
Oh and the waves are coming in
Out of the corner of my eye
I think I see you standing outside
But it's just your shirt
Hanging on the washing line
Waving its arm as the wind blows by
And it looks so alive
Nice and white
Just like its climbed right out
Of my washing machine
Washing machine
Washing machine
Leggendo il blog di Larvotto sono incappato in questo simpatico test.....tutti sono usciti come dei bei Supereroi......ma nessuno come Supegirl....opss che significhi qualcosa????
Your results:
You are Supergirl
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"CHANGING A TIRE CAN KILL YOU" tre spot prodotti da Goodyear davvero carini!!!!
Ai Teatri di Vita è da poco iniziata una rassegna sull'artista ispanoamericanofrancese Copi. Il suo vero nome era Raul Damonte Taborda, e ci teneva a ricordare che “D’Amonte è un nome italiano, un nome di Diano Marina (in provincia di Imperia), dove c’è ancora oggi un parrucchiere che si chiama D’Amonte e c’è della gente che mi assomiglia fisicamente. Il padre del padre di mio padre era italiano. Ma ho tre bisnonne indiane e una ebrea. Sono nato a Buenos Aires nel 1939. Però a 6 anni ero a Montevideo e poi a Parigi perché i miei erano esiliati politici”. A Parigi la fortuna arriva quasi subito, nel ‘65, quando la rivista americana “Twenty”, gli compra un disegno che aveva schizzato al “Café Deux Magots”, e glielo pubblica. A 28 anni avrà il suo primo successo teatrale con La journée d’une rêveuse. Nel giugno del ‘67 anche gli italiani cominciano a conoscerlo grazie a “Linus”, e ad amare la sua improbabile donna seduta con un nasone da “guinness dei primati”, ed il nevrotico pollastro con il quale si perdeva in dialoghi da Teatro dell’Assurdo, intervallati da silenzi insoliti, pesanti e pieni di attese e/o minacce.Copi faceva parte del gruppo “Tse” di artisti argentini emigrati a Parigi negli anni ‘60 e ‘70, ma più che a loro è a Wolinski, a Reiser, a Topor, che bisogna avvicinarlo, ed agli altrettanto feroci graffitisti del “Canard Enchainé”, di “Harakiri”, di “Charlie Hebdo”, mentre il suo teatro ha preso molto da Jonesco, Adamov e Beckett, soprattutto per l’incomunicabilità che lui, comunque, faceva risalire a Cecov perché “aveva introdotto sulla scena un tempo teatrale di silenzi”. Tra i suoi primi scritti non bisogna dimenticare le “biografie” di Santa Genoveffa (1966) e di Evita Perón (creata insieme al gruppo “Tse” nel 1969, e dove lui stesso recitò nel ruolo travestito della protagonista), e poi L’homosexuel ou la difficulté de s’exprimer ("L'omosessuale, o: La difficoltà di esprimersi”, 1971), Les quatre jumelles (1973), Frigo, Les escalier du Sacré-Coeur; La femme assise.Quest’ultima commedia, ovviamente ispirata dalla stessa “donna seduta” delle sue strisce, vive tra una sedia nella quale non riesce a star comoda per quanto è piccola, ed una vasca da bagno da dove gestisce la propria esistenza dialogando con l’immancabile pollo e, all’occasione, con lumache e topi (visto che “gli animali non tradiscono mai”), e con bambini e suorine uscite da chissà dove.
L'omosessuale, o: La difficoltà di esprimersi del 1971 è ambientata in una Siberia fantasmagorica, popolata da branchi di lupi, mute di cani da slitta, militari sovietici, prigionieri politici, cosacchi e transessuali, e altre improbabili figure. Un'inesauribile accavallarsi di colpi di scena portano allo stravolgimento di qualsiasi riferimento, a cominciare da quello sessuale. E' il trionfo del delirio che esplode in una graffiante comicità. Si ride di cose atroci, mentre il mondo alla deriva rappresentato in quella capanna nella steppa assomiglia sempre più al nostro mondo.
A portare in scena la commedia sono due compagnie unite in questa strana scommessa. Si tratta di Egumteatro, realtà tra le più irrequiete e visionarie della sperimentazione italiana abituata a confrontarsi con autori come Heiner Müller, e il Teatro Arsenale, di Milano, che da anni conduce un lavoro di ricerca nell'ambito della drammaturgia contemporanea. I registi Annalisa Bianco e Virginio Liberti hanno costruito una macchina spettacolare di beffarda ironia per evidenziare il lato più scanzonato ma anche più profondo del testo di Copi. Che non riguarda affatto l'omosessualità, come dice il titolo che è un depistaggio. Come ricordano i registi, infatti, "il titolo è già una trappola. Omosessuale o no, qui si parla della difficoltà di comunicare, si parla di vita, ovvero di amore, solitudine, paura di perdere le persone a cui vogliamo più bene. Temi che possono essere trattati in tv nei programmi più trash o intellettuali ma, come dice Copi, le parole non cambiano il mondo".
La strampalata storia di Irina e della Madre nella steppa, sempre in procinto di partire per un altrove che non esiste, mentre ricevono la visita di personaggi come loro senza senza un'identità e un sesso definitivi, è una vera cavalcata nella più sfrenata fantasia, arricchita qui di numerose invenzioni sceniche, che moltiplicano la comicità di Copi per descrivere con il sorriso l'umanità lacerata dei nostri tempi.

SABATO LA PROSSIMA "EVA PERON" regia Marcial Di Fonzo Bo con la collaborazione di Bruno Geslin con Marcial Di Fonzo Bo, Jean Jacques Le Vessier, Pierre Maillet, Rodolfo de Souza, ed Elisa Vigier. Chi viene???
Spettacolo sicuramente d'impatto!!! Efficace la trasposizione di due codici, quello teatrale e quello cinematografico, per eccellenza contrapposti ma uniti in questa piece dalla continuità della storia. Delle Metamorfosi Kafkiane la compagnia ha cercato di farne un adattamento libero, pur mantenendo i tratti fondamentali della storia originale. Nella trasposizione teatrale vengono usate parti del testo originale di Kafka, nella traduzione fatta da Jorge Luis Borges, alle quali è stata aggiunta una serie di testi inediti scritti in collaborazione con un drammaturgo, che ha permesso di rendere teatrale un testo che nasce originariamente come puramente narrativo. L'esclusione volontaria di Gregor dalla vita non solo familiare ma anche civile è sottolineata dalla stanza claustrofobica che in scena ha preso le fattezze di un cubo trasparente in grado di proiettare la propria visione da ogni angolo prospettico. sullo sfondo vengono proiettati sequenze di momenti ripresi dall'interno della stanza-carcere e momenti di ricordi di Gregor. Come un flashback all'interno della memoria del protagonista rivediamo proiettata la propria vita: da bambino con i genitori, da adolescente ed infine da adulto al lavoro. Il linguaggio è strettamente legato ai personaggi. Un castigliano perfetto per la madre, pieno di "agradecimientos", un poco più scurrile quello del padre e sicuramente attuale quello di Grete la sorella. Non si è ricaduti nel populismo volgare, e tantomeno nelle scene violente e scabrose a cui "la fura" ci aveva abituato. La violenza ora sembra tutta interna, interna al personaggio che si ritrova traformato. Ma la trasforfazione non è esteriore come si potrebbe dedurre da una prima lettura di Kafka, ma interiore. La trasformazione dovuta all'incapacità di reagire alla vita. L'incapacità di poter affrontare la realtà. La recitazione dei personaggi tuttavia langue. E' un po troppo frenetica...incapace di trasporare lo spettatore nel dramma vero della storia. L'isolamento, l'incapacità di adeguazione e la terribile scelta della madre di uccidere il proprio figlio.
L'interazione fra attori, scenografia e musica è sicuramente una delle più riuscite. Il passaggio dall'elemento filmato a quello teatrale è attuato tramite un "trick" un po' troppo convenzionale quello della mise en scene, dello spettacolo nello spettacolo, pur tuttavia riuscendo nel suo scopo.
Le attese erano sicuramente molto maggiori rispetto allo spettacolo abituati a spettacoli come XXX o O.B.S. Probabilmente anche i "guerrilleros" teatrali stanno indagando altre vie, meno dirette ed esibizionistiche ma forse più celebrali.

Ebbene si erano propio loro!!!! Entrati assieme a me da Colette non potevo esimermi dal far loro i miei più vivi complimenti e farmi firmare la felpa appena acquistata nel monomarca di Milano. Così ho la doppia V&R davanti e dietro......che ci sia un significato nascosto in questo avanti e terga???

Di ritorno dalla capitale dell'haute couture. Tempo inclemente con i suoi sotto zero e il nevischio insistente. Sempre di corsa e sempre in ritardo, cercando di raggiungere gli appuntamenti in qualsiasi modo ( abbiamo anche affittato anche una moto). Di senzazionale direi quasi nulla se non per la sfilata dell'enfant terrible francese che sembra proporre il detto " Tale padre....tale cane". E lei non poteva che essere un Levriero afgano dalle sfumature biondo platino......
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