I love you now. I'm with you now. I'll do my best, moment to moment, not to betray you. Now That's it. No more. Don't make me lie to you.
Pasquetta culturale alla mostra "Dal Romanticismo all’Informale. Omaggio a Francesco Arcangeli" presso il MAR. La mostra prosegue il percorso di ricerca volto a far luce su grandi temi e figure centrali della critica e della storia dell'arte moderna e contemporanea. Ed ecco che quest'anno si è aperta alla figura di FRancesco Arcangeli uno dei maggiori critici d'arte italiano del Novecento. L'esposizione prende avvio dai romantici inglesi, ai quali il critico dedicò le sue acutissime letture, davvero rivelatrici e non solo in Italia: in particolare Turner e Constable, senza trascurare le premesse di Reynolds e Gainsborough. Seguono poi alcune figure prime della pittura francese, Corot e soprattutto Courbet, ritenuto una pietra miliare nell’Ottocento per un nuovo pensiero della ‘natura’ che Arcangeli ha analizzato nei suoi sviluppi moderni, e che trova nell’impressionismo - nel pur diverso ruolo svolto da Cézanne, Renoir, Sisley e Monet -, un passaggio decisivo. Ed è soprattutto a Monet che lo studioso ha dedicato scritti fondamentali, recuperandone pienamente l’ultima stagione anche in tempi in cui la quasi totalità dei critici avanzava forti riserve o ne offriva una lettura riduttiva. L’Ottocento italiano sarà rappresentato da alcuni nomi di primo piano, dai prodromi romantici di Fontanesi ai macchiaioli Fattori e Lega, a Segantini, un altro pittore che deve ad Arcangeli una sostanziale rivalutazione. Anche per la prima metà del Novecento la mostra insisterà su alcuni artisti cari al critico, in particolare Klee, Soutine, Permeke, gli italiani Carrà, De Pisis e soprattutto Morandi, per il quale scrisse una straordinaria monografia, il testo di gran lunga più denso e illuminante che sia uscito sul pittore, e che per primo istituiva connessioni con la situazione contestuale europea. L’informale, che ha caratterizzato la scena artistica internazionale dal secondo dopoguerra agli anni cinquanta, rappresentò per Arcangeli la condizione in cui arte ed esistenza risultavano inscindibili: protagonisti furono, in primo luogo, Wols, Fautrier, Dubuffet, de Staël, De Kooning, Kline e, soprattutto, Pollock - vero culmine del lavoro critico di Arcangeli lungo il filo rosso di un percorso modernamente romantico - oltre agli italiani Burri, Leoncillo e agli ‘ultimi naturalisti’ Morlotti, Mandelli, Moreni, Vacchi, Bendini, Romiti, per citare i più vicini al grande studioso.
Chi si aspetta di vedere i quadri più famosi degli autori nominati nel titolo rimarrà sicuramente deluso. A parte le famose Ninfee di Monet, Turner e Pollock, un solo quadro, lasciano un po' desiderare. Sicuramente di interesse sono gli autori meno conosciuti ed in particolar modo quegli ultimi naturalisti che pur addentrandosi nell'astrazione della pittura informale tardavano a lasciare la fisicità dell'oggetto trattato. In particolar modo Morlotti che fatta propria la lezione di Monet e Cézanne di osservazione ossessiva e di dilatata decomposizione della natura, supera definitivamente nel paesaggio ogni residuo ottocentesco della visione, abolisce la distanza e fa della natura una parete impenetrabile. La pittura stessa si fa natura e il forte uso cromatico del colore diventa il suo tratto distintivo.

A Milano dal 6 aprile al 15 giugno 2006 Tom Sachs presentera' le sue opere realizzate a partire dal 1995 e due grandi installazioni. La prima, The Island, e' una ricostruzione in grande dimensione della zona di controllo sul ponte di volo di una portaerei, chiamata “isola", che riunisce in se' la torre di comando e altre importanti funzioni della nave. Per la seconda installazione, The Whale (2006), ricostruzione in scala reale di una balena azzurra, Tom Sachs si ispira alla riproduzione di un cetaceo che si trova nella sala dedicata alla vita oceanica dell’American Natural History Museum di New York.
Attraverso le due grandi opere e i lavori precedenti, si ripercorrono i temi che animano la ricerca artistica dell’artista, concretizzata nella riproduzione di oggetti che sono una caustica parodia del consumismo sfrenato, della corsa al bene di lusso e dell’aggressivita' a loro connessa: opere d’arte scultoree che rappresentano violenza, sesso e strumenti di guerra entrati ormai nel nostro quotidiano, mascherati da slogan o involucri seducenti. Tom Sachs, infatti, trae spunti e temi dall’immaginario collettivo americano, attingendo i suoi soggetti tra gli “status symbol" della cultura di massa: le armi, il fast food, l’hip-hop, il surf, lo skateboarding, e li mescola con le ossessioni della societa' americana ricca e snob che vede nel lusso, nel conformismo e nella griffe il riconoscimento di appartenenza alla classe sociale al potere.
Peccato che questa mostra si svolga proprio alla "Fondazione Prada" opera di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli inaugurata nel 1993 anni in cui la griffe andava a gonfie vele e i clienti desiderosi della banda rossa erano proprio quelli contro cui Sachs si scaglia con la sua opera.


Un mix di droga, morte, violenza e estorte risate è ciò che esce dalla commedia Le quattro gemelle di Copi scritta nel 1973. Quattro storie che si intrecciano nella rincorsa senza fine dei propri deliri, dei propri soliloqui che ad intermittenza si rivolgono alle altre tre protagoniste. Il testo, sicuramente influenzato dal quel teatro dell'assurdo che si sviluppa proprio quando Copi arriva a Parigi, è debole, ripetitivo e fortemente scurrile. Il linguaggio basso è infatti slegato dall'azione a tal punto da sembrare posticcio e forzatamente volgare. La parodia al genere noir fatica a estrinsecarsi dalle continue morti e rinascite delle protagoniste. Un testo a mio avviso troppo veloce e troppo pieno di tematiche non risolvibili con un semplice riso amaro. Tipico di copi è la messa in scena dell'altro di ciò che non si vuole far vedere per schernirlo ed immolarlo alla realtà quotidiana attraverso la beffa. Se aveva avuto un buon risultato con l'omosessuale, vi era pienamente riuscito con Eva peron, ma questa volta sembrano più esercizi di stile, delle prove più una piece pienamente realizzata e a se stante. L'effetto scenico degli specchi che riflettono le due coppie moltiplicandole è d'impatto e ben riuscito. La cirocscrizione dello spazio scenico in questa zona di specchi rimanda allle stanze chiuse di Pinter e alla creazione di un micromondo nel quale le attrici sono chiuse e dal quale faticano ad uscire. Gli effetti sonori sono a mio avviso totalmente fuori luogo e troppo esteriori alla rappresentazione. Degna di nota sicuramente la recitazione di Francesca Mazza, vincitrice del Premio Ubu 2005 per il suo lavoro con Fanny & Alexander, che ricorda l'isteria istrionica propria dei personaggi di Copi.

Domenica pomeriggio insolita e stimolante. Con Miss UPG e Miss Testori assistiamo al testo di Marlowe in una versione firmata da Antonio Latella. Marlowe, come il suo coetaneo e contrapposto Shakespeare, scrisse degli intrighi di corte, delle lotte sanguinarie per detenere il potere, per strapparlo a chi senza necessaria accortezza se lo lascia depredare. E’ il caso di “Edoardo II”, sfortunato sovrano colpevole per il suo amore manifesto per Pierce di Gaveston, affascinante giovane odiato dalla regina consorte, Isabella di Francia, alleata con Lord Roger Mortimer per togliere il trono al marito. Proprio come Edoardo anche l'autore II”, Christopher Marlowe, fu un personaggio controverso, dai molti lati ambigui che fu ucciso, a ventinove anni, con una coltellata e in circostanze rimaste oscure. L’omicidio di Marlowe fu velocemente archiviato anche perché era considerato un ateo socialmente pericoloso e un libertino dai comportamenti sessuali “depravati”. Gli si attribuivano numerose prese di posizione contro il cristianesimo e questo era molto compromettente in un periodo storico caratterizzato dalle guerre di religione. La produzione artistica di Marlowe fu “eccessiva, provocatoria e oltraggiosa” . La sua prima opera di successo fu “Tamerlano il Grande”(1588) un dramma a forti tinte al quale seguirono altri drammi come “L’Ebreo di Malta”, “Faustus” e “Edoardo II”. Tutti questi protagonisti sono fortemente caratterizzati dalla sete di potere, di denaro, di conoscenza e di amore. Ma le opere di Marlowe hanno anche significati filosofici e politici molto interessanti.
“Edoardo II” è un caso unico nella storia della drammaturgia dell’epoca poiché riporta la storia scabrosa di un sovrano del Trecento che è costretto a rinunciare al trono per il suo amore per un uomo appartenente ad una classe inferiore. La prigionia del re e la sua morte creano la figura di un eroe romantico, di un martire politico sconfitto dall’ottusità dell’aristocrazia guerrafondaia.La traduzione del testo è di Letizia Russo, scrittrice giovanissima, che ha preferito un “linguaggio basso”, musicalmente teso, a volte clamorosamente sgrammaticato, per non coprire aulicamente la tragedia, il sangue, la crudeltà, che si ritrovano in quasi tutte le battute. Colpisce anche l’essenzialità della scenografia che è fatta di pochi oggetti: la bara, la corona del re, la corona di fiori. Significativi i costumi di Annelisa Zaccheria, tutti neri, ispirati ad un abito ecclesiastico che diventa una specie di divisa unica per tutti i personaggi maschili. La cupezza delle stoffe nere domina e sottolinea il testo volutamente ritradotto e adattato in cui è stata esaltata la parola grezza, la brutalità dei singoli personaggi assetati di potere. Alcune scene, finemente giocate sul movimento e la postura dei corpi, restano estremamente forti e disgustose nel loro messaggio, come la danza fra Gaveston e Spencer che nel loro intrecciarsi e contorcersi mimano un atto sessuale. Numerosi i richiami culturali dal "Datemi un cavallo" rieccheggio del Riccardo III shakesperiano, che svendeva il proprio regno per un cavallo, all'immagine pittorica fornita dalle posture degli attori, dalla pietà di Michelangelo alla Meninas di Velazquez.
Gli attori sono tutti quelli che ormai da anni lavorano con Latella, e lui così li definisce: “Il mio lavoro c’è perché ci sono loro, altrimenti non esisterebbe. Sono sempre stati complici fortissimi. Sono tutti autori e per me è stata una grande fortuna incontrarli. Giustamente non si accontentano mai, hanno sempre bisogno di avere di più, di studiare di più, di imparare qualcosa di nuovo, di unico”.
