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martedì, 29 agosto 2006

ATTENTATI ALLA SUA VITA

Di ritorno dalle ferie non potevo non postare la fantastica rappresentazione a cui ho assistito al Festival intrnazionale di Santarcangelo di Romagna. Si proprio in loco natio ho assistito ad una delle opere più interessanti di Martin Crimp.

Il testo, Attentati alla vita di lei, presentato al Royal Court Theatre Upstairs nel marzo 1997, è sicuramente uno dei più sperimentali dal punto di vista formale della new wave inglese degli anno '90. Pur essendo il più "anziano" (41 anni)è interessante notare quante cose condivida con la generazione seguente: il piacere per la poesia del linguaggio, l'interesse per il tema della violenza, il radicale disprezzo per il capitalismo, il rifiuto di una società che tenta di trasformarci tutti in una massa indistinta di consumatori itineranti. Per gli altri scrittori il simbolo della società dei consumi è il cibo: per Crimp è il mondo dei viaggi ad aria condizionata. Da un punto di vista strutturale Crimp rischia molto di più degli altri. Non ci dà un testo ma "diciassette soggetti per il teatro". Questi soggetti ruotano tutti intorno a un personaggio assente via via chiamato Anne, Annie, Anya, o piccola Annuschka. Può essere una terrorista urbana, un corriere suicida, una scultrice d'avanguardia, una bambina morta e perfino un'automobile chiamata Anny. Vengono in mente numerosi paragoni. Con il Il tempo e la stanza di Botho Strauss, che utilizza anch'esso un'eroina dall'identità continuamente mutevole per esprimere la disperazione e il vuoto della società moderna. O anche con Un ispettore in casa Birling di Priestley, in cui una donna morta è il tramite per un attacco a sfondo etico contro la cultura materialista. Ma il maggior risultato di Crimp in questo testo straordinario è che riesce a offrirci una decostruzione del modello contemporaneo di dramma – è un lavoro senza trama, personaggi o dialoghi convenzionali – pur esprimendo allo stesso tempo un forte impegno morale.

Lo spettacolo dell'Accademia degli Artefatti, è un gioco che moltiplica le possibilità del testo, innestando invenzioni continue sulla complessa scrittura di Crimp. Su un palco composto da tre praticabili posti ad altezza diversa, quasi un altare enorme e bianco, si muovono gli undici attori del gruppo, che sono voci, funzioni (certo non personaggi) chiamate ad assolvere al compito di dire, raccontare, cantare la vita di «lei». Mimetizzati con parrucca e baffi finti, con occhialoni o mute da sub, con ali da angelo o maschere di animali (un cavallo prima e un pesce poi assistono impassibili ad alcuni dialoghi...), con stivaloni da rockstar o camicette hawaiane, gli attori sembrano - a loro volta - sulle tracce della parola giusta, della definizione adatta: della propria battuta, insomma. Quasi che l'autore, e con lui il regista, abbia voluto togliere qualsiasi possibilità di immedesimazione, di adesione, di codificazione: l'atmosfera che si respira è quella di una grande «ipotesi», di una disperata ricerca di una possibilità. Lo spettacolo stesso, così, diventa una domanda, un dubbio, una contraddizione, una ironica costatazione di incapacità. Niente personaggi, niente trama, niente luoghi riconoscibili e la stessa Annie, l'unico appiglio, può diventare Anja, Anouscka, Anne, Anny.

Nè è valsa la pena.....

postato da: manu1976 alle ore 19:21 | link | commenti (1)
categorie: teatro