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mercoledì, 19 aprile 2006

Gita fuori porta

Pasquetta culturale alla mostra "Dal Romanticismo all’Informale. Omaggio a Francesco Arcangeli" presso il MAR. La mostra prosegue il percorso di ricerca volto a far luce su grandi temi e figure centrali della critica e della storia dell'arte moderna e contemporanea. Ed ecco che quest'anno si è aperta alla figura di FRancesco Arcangeli uno dei maggiori critici d'arte italiano del Novecento. L'esposizione prende avvio dai romantici inglesi, ai quali il critico dedicò le sue acutissime letture, davvero rivelatrici e non solo in Italia: in particolare Turner e Constable, senza trascurare le premesse di Reynolds e Gainsborough. Seguono poi alcune figure prime della pittura francese, Corot e soprattutto Courbet, ritenuto una pietra miliare nell’Ottocento per un nuovo pensiero della ‘natura’ che Arcangeli ha analizzato nei suoi sviluppi moderni, e che trova nell’impressionismo - nel pur diverso ruolo svolto da Cézanne, Renoir, Sisley e Monet -, un passaggio decisivo. Ed è soprattutto a Monet che lo studioso ha dedicato scritti fondamentali, recuperandone pienamente l’ultima stagione anche in tempi in cui la quasi totalità dei critici avanzava forti riserve o ne offriva una lettura riduttiva. L’Ottocento italiano sarà rappresentato da alcuni nomi di primo piano, dai prodromi romantici di Fontanesi ai macchiaioli Fattori e Lega, a Segantini, un altro pittore che deve ad Arcangeli una sostanziale rivalutazione. Anche per la prima metà del Novecento la mostra insisterà su alcuni artisti cari al critico, in particolare Klee, Soutine, Permeke, gli italiani Carrà, De Pisis e soprattutto Morandi, per il quale scrisse una straordinaria monografia, il testo di gran lunga più denso e illuminante che sia uscito sul pittore, e che per primo istituiva connessioni con la situazione contestuale europea. L’informale, che ha caratterizzato la scena artistica internazionale dal secondo dopoguerra agli anni cinquanta, rappresentò per Arcangeli la condizione in cui arte ed esistenza risultavano inscindibili: protagonisti furono, in primo luogo, Wols, Fautrier, Dubuffet, de Staël, De Kooning, Kline e, soprattutto, Pollock - vero culmine del lavoro critico di Arcangeli lungo il filo rosso di un percorso modernamente romantico - oltre agli italiani Burri, Leoncillo e agli ‘ultimi naturalisti’ Morlotti, Mandelli, Moreni, Vacchi, Bendini, Romiti, per citare i più vicini al grande studioso.

Chi si aspetta di vedere i quadri più famosi degli autori nominati nel titolo rimarrà sicuramente deluso. A parte le famose Ninfee di Monet, Turner e Pollock, un solo quadro, lasciano un po' desiderare. Sicuramente di interesse sono gli autori meno conosciuti ed in particolar modo quegli ultimi naturalisti che pur addentrandosi nell'astrazione della pittura informale tardavano a lasciare la fisicità dell'oggetto trattato. In particolar modo Morlotti che fatta propria la lezione di Monet e Cézanne di osservazione ossessiva e di dilatata decomposizione della natura, supera definitivamente nel paesaggio ogni residuo ottocentesco della visione, abolisce la distanza e fa della natura una parete impenetrabile. La pittura stessa si fa natura e il forte uso cromatico del colore diventa il suo tratto distintivo.

          

postato da: manu1976 alle ore 10:32 | link | commenti (2)
categorie: arte
sabato, 15 aprile 2006

TOM SACHS

A Milano dal 6 aprile al 15 giugno 2006 Tom Sachs presentera' le sue opere realizzate a partire dal 1995 e due grandi installazioni. La prima, The Island, e' una ricostruzione in grande dimensione della zona di controllo sul ponte di volo di una portaerei, chiamata “isola", che riunisce in se' la torre di comando e altre importanti funzioni della nave. Per la seconda installazione, The Whale (2006), ricostruzione in scala reale di una balena azzurra, Tom Sachs si ispira alla riproduzione di un cetaceo che si trova nella sala dedicata alla vita oceanica dell’American Natural History Museum di New York. 

Attraverso le due grandi opere e i lavori precedenti, si ripercorrono i temi che animano la ricerca artistica dell’artista, concretizzata nella riproduzione di oggetti che sono una caustica parodia del consumismo sfrenato, della corsa al bene di lusso e dell’aggressivita' a loro connessa: opere d’arte scultoree che rappresentano violenza, sesso e strumenti di guerra entrati ormai nel nostro quotidiano, mascherati da slogan o involucri seducenti. Tom Sachs, infatti, trae spunti e temi dall’immaginario collettivo americano, attingendo i suoi soggetti tra gli “status symbol" della cultura di massa: le armi, il fast food, l’hip-hop, il surf, lo skateboarding, e li mescola con le ossessioni della societa' americana ricca e snob che vede nel lusso, nel conformismo e nella griffe il riconoscimento di appartenenza alla classe sociale al potere.

 

Peccato che questa mostra si svolga proprio alla "Fondazione Prada" opera di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli inaugurata nel 1993 anni in cui la griffe andava a gonfie vele e i clienti desiderosi della banda rossa erano proprio quelli contro cui Sachs si scaglia con la sua opera.

                                                                  

postato da: manu1976 alle ore 00:16 | link | commenti (1)
categorie: arte
domenica, 11 dicembre 2005

THE ART OF CHESS

L'origine del gioco degli scacchi non ben è chiara, la si fa, infatti,  risalire agli inizi del settimo secolo. Ludus elittario e difficilmente adattabile ai costumi popolari è stato più volte soggetto di traspozioni letterarie,artistiche e sonore. Profondamente legato alle radici della civiltà umana non smette di essere tuttora un intrigante e complesso soggetto anche per gli artisti contemporanei. Sono proprio gli scacchi a diventare il tema principale alla galleria Luhring Augustine di New York. I top ten dell'arte contemporanea reinterpretano il gioco  presentando le loro opere fino al 23 dicembre.

La mostra The Art of Chess testimonia come tale diversivo non abbia ancora perso il suo potere di ispirare giovani artisti del ventunesimo secolo ma anzi continui ad essere un ottimo strumento per l'espressione artistica.

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Maurizio Catellan ha schierato buoni e cattivi e messo tra questi ultimi Crudelia Demon, Mata Hari e Al CApone mentre Rachel Whiteread ha seguito il suo amore per le piccole casette da bambole durante la creazione del suo  Modern Chess set; la scacchiera è costruita intersecando piccoli tappettini diversamente colorati mentre le pedine sono gli arredi interni delle dollshouses dell'artista.

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Paul McCarthy si è limitato alla cucina e nella sua reinvenzione ha usato suppellettili ad essa appartenenti.Detail Image

UNA OCCASIONE IN PIU' PER FARE UN SALTO NELLA GRANDE MELA OLTRE LO SHOPPING NATALIZIO.

postato da: manu1976 alle ore 11:17 | link | commenti
categorie: arte
mercoledì, 07 dicembre 2005

PradaMarfaLowresCU05LizetteKapreMichael Elmgreen & Ingar Dragset sono due artisti scandinavi che vivono e lavaorano a Berlino. Hanno inziato a collaborare dal 1995 e da allora il loro sodalizio è continuato. Hanno esposto le loro opera fra gli altri musei alla Tate Modern di Londra alla Bohen Foundation di New Yok e alla Kunsthalle Zutich gallery. Hanno partecipato nel 1998 alla biennale berlinese per poi passare as Instabul, San Paolo e Venezia nel 2003.

Da poco il duo ha presentato la loro ultima scultura intitolata PRADA MARFA. L'installazione è infatti stata fatta costruire in Texas vicino a Marfa una landa desolata e sperduta tipica di queste zone. Non esiste alcun segno di civiltà se non a molte miglia di distanza nella cittiadina di Valentine. L'opera da lontano ha le fattezze di una scultura molto larga e minimale....un parallelepipedo di cemento.....poi mentre ci si avvicina sempre più il minimalismo lascia spazio al lusso delle classiche boutique milanesi. Due ampie vetrine al lato della porta centrale e i display alle pareti come in un classioco monomarca mettono in mostra le ultime creazioni autunno inverno della cara Miuccia. tuttavia la posrta non verrà mai aperta poichè in questo negozio non si vende!!!! E' un'opera d'arte che si può ammirare solo dall'esterno...... come un vero e proprio miraggio nel deserto.....L’iniziativa nasce dalla Fondazione Prada, con i contributi dell’Art Production Fund e di Ballroom Marfa. La prima è un’organizzazione noprofit che si propone di facilitare ambiziosi progetti di artisti contemporanei, per sensibilizzare il pubblico all’arte contemporanea. Ballroom Marfa è invece uno spazio non profit, con sede a Marfa e dedicato alla cultura eall’arte contemporanea.

et voila Prada anche qua!!!!

postato da: manu1976 alle ore 18:05 | link | commenti (2)
categorie: moda, arte
lunedì, 28 novembre 2005

OLEG KULIK part one

Oleg  Kulik è stato definito uno degli artisti russi più interessanti degli anni Novanta. Acclamato da numerosi critici internazionali ha esposto i suoi lavori al Manifesta I a Rotterdam(1996), alla Biennale di Venezia (1997), e alla Biennale di Istanbul(1997), a San Paolo, Brasile (1998). Con i suoi lavori ha certamente catalizzato l'attenzione su di sè non solo dei critici, ma anche del pubblico che ha assistito alle sue "installazioni". Queste ultime sono caratterizzate da una "forte" espessività, dove l'artista assume il ruolo di "artista-animale" o nel caso specifico di "artista-cane". Il mondo aniamle viene analizzato in tutte le sue forme a volte nelle fattezza di un uccello, di un pesce o di un gigante bisonte. Così facendo l'artista cerca di interrogarsi riguardo all'essenza dell'essenza umana nell'uomo, e ciò che può significare per l'uomo stesso il ritorno allo stato di "origine animale".

Queste installazioni sono dei veri e propri show che nascono per controbattere la convinzione comune occidentale che i Russi siano una razza incivile e abitata da selvaggi che vivono in una inesplorata zona della steppa asiatica. La figura dell'artista-cane prende avvio anche, in questo caso specifico, nella profonda convinzione di Oleg che nel mondo attuale, i tradizonali mezzi di comunicazione hanno dimostrato il loro totale fallimento e la ricerca da parte delle persone di un mezzo più adeguato alla comunicazione.Le persone hanno cessato di reagire ai messaggi veicolati tramite un linguaggio articolato e narrativo, mentre non hanno smesso di reagire allo shock o allo show reale. Per Kulik questa reazione a stimoli esterni e fortemente emozionali, assieme alla scomparsa dell'intelligentia, testimonia la fine della cultura, della coscineza e dell'antropologia in senso largo la fine del mondo. Nelle sue opere l'artista cerca di rivelare un atteggiamente post-umano piuttosto che pre-umano. L'essnza che si ricava per cui è un'ingenua credenza che solo il dialogo artistico sia ancora possibile e tuttora vivente.

Le sue prime "performances" risalgono al 1990 direttamente in Russia. Esse erano così brutali e violente che Kulik venne assimilato al teatro crudele e feroce degli anni '90. Totalmente nudo l'artista camminava a carponi, sporco di fango e neve, per la città abbaiando e digriognando i denti proprio come un cane verso i passanti. A volte attaccandoli e cercando di morderli come un vero e proprio cane rabbioso. refers to such a context. Tale performance rappresentata al di fuori della Russia assume anche un un carattere di reazione alla cultura imperialistica. Il cane rappresentato da Kulik rappresenta la nazionalità Russa concepita dal resto del mondo come una razza di secondo o terzo grado non in grado di essere parificata a quelle occidentali. Come ha scritto un critico russo 'the artist's gesture of walking on all fours has been generously generated by the entire mass-media context of the recent period'.

OLEG KULIK

Il progetto "animale" di Kulik è fortemente radicato anche nel suo atteggiamento ecologista combinato con l'approccio critico contro l'antropocentrismo al quale l'artista aderisce. La supposizione utopica è che gli animali siano trattati nello stesso modo degli esseri umani. Il tentativo artistico è per cui quello di incoraggiare gli uomini ad analizzare la psicologia animale che sfocerebbe nella costruzione di una relazione di dialogo fra uomo ed animale. Kulik evidenzia come l'uomo sia una parte della biosfera del nostro pianeta, e come tale dovrebbe costruire una società  che si basasse sulla simbiosi fra Natura ed essere umano. Alcune immagini dell'installazione di Kulik sono possibili qui.

 

 

 

 

postato da: manu1976 alle ore 18:03 | link | commenti (1)
categorie: arte