I love you now. I'm with you now. I'll do my best, moment to moment, not to betray you. Now That's it. No more. Don't make me lie to you.
Serata in casa. Pop-corn e film. Deciso per "Crimen Perfecto" regia di Alex de la Iglesia attori principali Guillermo Toledo Rafael e Monica Cervera. La pellicola racconta la storia di Rafael, il tipico seduttore don Giovanni e fortemente ambizioso che cerca di diventare il direttore di piano in un grande magazzino. Gli piacciono le donne belle, i vestiti eleganti e l'ambinete selezionato. Il piano dedicato all'abbigliamento femminile è diventato il suo regno che difende a spada tratta da tutti e soprattutto da Don Antonio responsabile del reparto uomo con cui sta lottando a suon di vendite per la direzione dell'intero piano. Rafael è nato per vendere. Ce l'ha nel sangue, nona caso è nato proprio in quel grande magazzino dove sta lavorando a causa di alcune doglie premature della madre. Fatalmente dopo una discussione molta violenta con Don LAvero quest'ultimo muore fatalmente all'interno di un camerino. L'unico testimone del crimine per mano di Rafael è Lourdes, una dipendente, bruttissima, naif ed ossessiva,dello stesso piano di Rafael. E' arrivata l'ora di Lourdes che senza pensarci un attimo ricatta Rafael. Il suo ricatto si fonda tuttavia su prestazioni di tipo fisico piuttosto che monetario. Rafael si converte così in amante, marito e schiavo della donna più brutta non solo del piano ma di tutti i grandi magazzini esistenti. Rafael è disperato il mondo sofisticato in cui aveva sempre creduto di vivere si trasforma in un inferno di volgarità. Preso dalla pazzia idea un piano per liberarsi definitivamente di Lourdes. Questa volta non può permettersi alcun errore: tutto deve essere PERFETTO. Insegna la sua morte e riesxce a vivere felice aprendo un piccolo negozio di cravatte nei pressi della metropolitana spagnola. Cinque anni dopo incontra per caso Lourdes che tramite la sua collezione di moda "payaso" trionfa in tutta SPagna e riesce a diventare la proprietaria del grande magazzino in cui si sono incontrati ma ora il nome è cambiato si chiama infatti : Lourdes. La pellicola è carina e divertente un po' troppo surreale per la parte del fantasma di Don Antonio che dialoga morto con Rafael e alcune volte scontata.
Tuttavia Lourdes, o meglio Monica Cervera è geniale. Bruttina, insignificante e un po' "Bizca" è la rivincita delle attrici brutte ma simpatiche. Brava ed intrapprendente è anche la protagonista, Marieta, di "20 centimetri" il secondo film di Ramon Salazar. Film a mio avviso geniale che con echi Almodovariani (già a partire dal cast dove appare una delle muse di Almodovar Rossi de Palma) riesce a mescolare film ad attacchi di musical famosi reinterpretati da Marieta nei momenti in cui cade in un profondo sonno a causa della narcolessia di cui è affetta. Gli stacchi si inseriscono perfettamente nella narrazione evitando una vera e propria frammentazione . Marieta diventa così Olivia Newton John in Grease, Liza Minelli in New York New York ed un fantastico rifacimento di I want to break free dei Queen. E' proprio mentre canta che le riescono dei magnifici numeri musicali nei quali sente una vera donna. Si' perchè i 20 centimetri del titolo fanno riferimento a quel di più che Marieta ha in mezzo alle gambe e che la distingue come Adolfo, ma che vorrebbe tanto eliminare e diventare Marieta come si fa chiamare da tempo.Un giorno al mercato Marieta incontra l'uomo dei suoi sogni, ma i loro desideri e le loro passioni sembrano correre su binari diversi...
Un film divertente, un po' maltrattato dalla critica estera e forse sovrastimato da quella nazionale spagnola. Il tema del transessuale che vuole diventare donna forse è un clique ma trattato con tanto umorismo sono solo capaci color che ritengo tali "deviazioni" quotidiana realtà. I luoghi comuni ci sono ma vengono stravolti, il macho latino vuole essere "fatto" anziche fare, il senso di solidarietà si riscontra di più fra la compagine delle prostitute del quartiere che il quartiere stesso, e forse una ritrovata serenità nella protagonista poichè ciò che più la disturba è ciò che più attrae l'uomo che vuole sposare.
Alla seconda pellicola, Piedras la prima, dopo un cortometraggio Hongos, che vede in entrambi le apaprizioni di Monica Cervera, sembra ricrearsi quell'onda spagnola che da un po' mancava...irriverente, sfacciata forse un po' monca dell'introspezione almodovariana ma tanto tanto divertente.
Prendendo spunto dall'ultimo post di Italian Psycho mi sembra giunto il momento di parlare di nefandezze dell'animo umano. Più che il termine nefandezza, fra i cui sinonimi riporta anche sodomia (cfr ,www.demauroparavia.it/73280) la quale se fatta volantariamente non è assolutamente una nefandezza, utilizzerei il termine \abomeneco che in esperanto traduce il termine schifosità. si perchè si tratta di schifo, repulsione, a ciò che non siamo pronti mentalmente ad accettare. Nel post di cui anticiavo si parla di questo megalomane, tale Gabriele Paolini, che ha deciso di aprire un sito altamente hard su se stesso. Le motivazioni dettate da tale personaggio, che soffre sicuramente di manie di grandezza e di egocentrismo, sono le seguenti: "... tranne il sottoscritto, mai nessun personaggio pubblico, conosciuto come tale, senza essere precedentemente coinvolto in avventure professionali hard, ha espresso in un modo così CHIARO, DURO, SENZA ALCUN TABU’, le proprie esperienze sessuali. Nel sito sopracitato vengono pubblicate fotografie molto eplicite, nelle quali mi si vede con molta naturalezza LECCARE CAZZI, CULI, FICHE ecc...". Oltre alla voglia di essere sicuramente al centro dell'attenzione, comunque ed ovunque, il sog. Paolini dimentica che già altri famosi scrittori, poeti e registi si erano cimentati in opere simili anche se non personalmente ma con uno scopo dissacratorio e rivoluzionario rispetto al desiderio di diventare famosi.
Primo di tutti il Divin Marchese che, nel 1784, imprigionata presso la Bastiglia, scrive Le 120 giornate di Sodoma e Gomorra. Nella sua opera il vizio e la crudeltà prendono le dimensioni della pazzia e del mito. La sua opera può ispirare orrore e anche un po’ di noia per l’infinita, stilizzata e “teatralizzata” ritualità erotico-pornografica, ma proiettando, senza freni, nell’ossessione della scrittura le sue ossessioni ed i suoi fantasmi, Sade ha però portato agli psicologi un documento eccezionale sugli stati della mente e sulle sue perversioni, ed i surrealisti hanno riconosciuto in lui il simbolo dell'uomo che insorge contro tutti i divieti. Non è un libro che deve piacere, né tanto meno con cui si debba andare d'accordo; è soprattutto un libro di sperimentazione narrativa, di sfida ai propri limiti, per oltrepassare i confini dell' "accettabile", del "giá noto". Cosí come non è solo un "campionario di vizi", bensí un "campionario di scelte estetiche" dove Sade re-inventa il linguaggio narrativo portandolo ai limiti del metafisico (e di meta-fisico si puó ben parlare, grazie alla sua totale estraneitá con le leggi della natura. Ma di nuovo, quello che piú mi colpisce è soprattutto l'ironia che permea lo stile: "Ma, mio caro Presidente, proprio questa mattina vostra moglie mi ha prodotto il piú solido e bello stronzo!", dove, come sottolinea giá Barthes, il termine offensivo giunge a termine di una frase che imita lo stile piú aulico. E' da questo che infatti deriva la sua ironia Sade, dal subitaneo colpo di coda, dall'inversione repentina e violazione del codice linguistico. Un'operazione molto piú perversa (e sovversiva, come tutta l'ironia) degli atti che descrive. Infine, è un peccato che il marchese non abbia potuto terminare il suo progetto.
Più vicino a noi rispetto al caro Marchese, il giovane Pier Paolo Pasolini, nel 1975 presenta a Parigi "Salò o le 120 giornate di Sodoma". Il film segue la falsariga del romanzo del Marchese de Sade, attraverso la ripetizione infinita del numero magico 4. Quattro "Signori", rappresentanti di tutti i Poteri, il Duca (quello nobiliare), il Monsignore (quello ecclesiastico), Sua Eccellenza il Presidente della corte d'Appello (quello giudiziario) e il Presidente Durcet (quello economico), si riuniscono in una villa assieme a quattro Megere, ex meretrici, e a una schiera di giovani ragazzi e ragazze, catturati tra i figli dei partigiani, o partigiani essi stessi, in una sontuosa e cadente villa, isolata dal mondo dal presidio dei soldati Repubblichini e delle SS. Nella villa, per centoventi giorni, sarà vigente per tutti un regolamento sottoscritto dai quattro Signori, con il quale essi sono autorizzati a disporre indiscriminatamente e liberamente della vita delle loro giovani vittime, le quali dovranno tenere un comportamento di assoluta obbedienza nei confronti dei Signori e delle loro regole. Ogni insubordinazione o pratica religiosa, verrà punita con la morte. Le giornate si svolgono attraverso una struttura infernale dantesca, che corrisponde alle quattro parti (un Antinferno e tre Gironi), in cui è diviso il film. L'Antinferno mostra la sottoscrizione delle regole da parte dei quattro Signori, il loro patto di sangue (ognuno sposa la figlia dell'altro), e la cattura dei giovani repubblichini di leva da parte delle SS, e infine la caccia delle vittime da parte dei repubblichini. Il primo girone è il Girone delle Manie, il secondo quella della merda ed il terzo quello del sangue dove si giunge all'apice della violenza in un'orgia progressiva di torture, amputazioni, e varie uccisioni rituali, i Signori, aiutati dai loro vecchi e nuovi collaboratori, si prodigano in balletti isterici e atti sessuali necrofili sulle vittime, portando all'apoteosi il loro sentimento di disprezzo reciproco e del mondo.
Come scriveva lo stesso Pasolini: "Il sesso in Salò è una rappresentazione, o metafora, di questa situazione: questa che viviamo in questi anni: il sesso come obbligo e bruttezza. […]
Oltre che la metafora del rapporto sessuale (obbligatorio e brutto) che la tolleranza del potere consumistico ci fa vivere in questi anni, tutto il sesso che c'è in Salò (e ce n'è in quantità enorme) è anche la metafora del rapporto del potere con coloro che gli sono sottoposti. In altre parole è la rappresentazione (magari onirica) di quella che Marx chiama la mercificazione dell'uomo: la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento). Dunque il sesso è chiamato a svolgere nel mio film un ruolo metaforico orribile. […] Nel potere – in qualsiasi potere, legislativo e esecutivo – c'è qualcosa di belluino. Nel suo codice e nella sua prassi, infatti, altro non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli: cioè, diciamolo ancora una volta, degli sfruttatori contro gli sfruttati. […] I potenti di De Sade non fanno altro che scrivere Regolamenti e regolarmente applicarli". Pasolini ha concepito questo film, dunque, in un momento storico in cui percepiva lucidamente, attraverso tutto ciò che stava accadendo attorno a lui (la violenza, la corruzione, la caduta verticale dei valori, l'imposizione di miti consumistici, l'omologazione sociale e culturale) il grado di sfacelo di un intero paese e il crimine di un potere “tritacoscienze” che agiva – e agisce – in nome di una democrazia solo nominalmente, formalmente tale, una situazione di cui una parte di noi italiani avrebbe cominciato a prendere coscienza solamente sul finire degli anni Ottanta.
L'uso della violenza, del soppruso e delle "schifosità" dell'animo umano sono la base di alcune opere anche di Sarah Kane. Cleansed è sicuramente il testo più violento della Kane, essendo la struttura costituita di poco più che una carrellata di torture compiute dal direttore di un istituto correzionale sui detenuti che vi sono rinchiusi. L’università-lager dove viene ambientata l’opera rimanda mentalmente ai campi di concetramento tedeschi dove venivano sterminati milioni di ebrei. Attraverso l’audace legame fra il tema dell’incarcerazione e quello dell’amore come profonda passione, la scrittrice rende possibile l’indagine di quelle tipiche domande, che nascono proprio da queste estreme e apparentemente diverse situazioni. La violenza, accreditatale come uno degli aspetti fondamentali della sua drammaturgia, viene così ad essere la condicio sine qua non attraverso la quale si realizza il vero centro delle opere keniane: l’amore. Infatti, è l’amore il vero asse che attraversa tutte le sue cinque opere, rappresentato ed analizzato nelle sue diverse manifestazioni. L’amore come fragilità umana, l’amore come passione o come atto estremo di sopravvivenza alle sofferenze umane. Centrale alla comprensione del significato del dramma mi sembra sia la considerazione della necessità di mantenere inalterato un ideale di solidarietà tra gli uomini nonostante le prove contrarie a cui una collettività ostile e repressiva può sottoporlo. Solo su queste basi è possibile il ritorno ad una pienezza dell’essere che appare altrimenti compromessa. La soggettività diventa il terreno di indagine delle strutture sociali che l’hanno determinata. La società che ne deriva dal dramma è una società repressiva e violenta, che schiera gli individui gli uni contro gli altri come base del progresso civile, e per questo teme le potenzialità eversive di un sentimento libero come l’amore.
Scene così atroci e "nefande" sono sempre più ricorrenti nella drammaturgia odierna, per non pensare alla violenza di tanti celebrati film che a partire dagli anni '90 hanno dato vita ad un vero e proprio filone artistico, dove omicidi e spargimenti di sangue, non sono nè inaspettati nè condannati, ma costituiscono la norma. Il tutto non solo per scandalizzare poichè che cosa c'è di più scandoloso della realtà stessa??? Ben venga la violenza, la rappresentazione del male umano e delle sue più atroci nefandezze, nulla potrà mai essere meno evidente e violento della realtà stessa in cui siamo catapultati ogni giorno attraverso il mezzo televiso. Come sottolinea più volte Sarah Kane nelle sue opere l'unica via di uscita da una realtà che è di per se stessa violenta e nefanda è l'amore, l'unico sentimento che può salvare dall’indifferenza e dall’apatia del conformismo; l’amore in tutte le sue forme, lecito o illecito, contro una società che impone le sue regole al fine di omogeneizzare i suoi componenti, privandoli del tutto della loro umanità.
Il giovane Paolini, che vuol essere precursore del liber sesso, e delle manifestazioni sessuali anche più estreme non mi sembra altro che una brutta copia di famosi e già utlizzati strumenti eversivi.