I love you now. I'm with you now. I'll do my best, moment to moment, not to betray you. Now That's it. No more. Don't make me lie to you.
Erano ormai anni che non si avevano più notizie del separatismo spagnolo. Lungo gli anni '80 era il popolo eskariota che cercava con ogni mezzo di slegarsi dalla municipalità centralizzata di Madrid. Oggi invece è più globale intentare causa all'ikea poichè non stampa i famosi e ormai fashionissimi cataloghi, in lingua catalana. La Generalità della Catalogna, il governo regionale, ha infatti aperto una pratica sanzionatoria contro la filiale spagnola dell'Ikea, perché i suoi famosi cataloghi sono distribuiti in tutto il territorio solo in castigliano. Alle soglie del terzo millennio non si poteva ripiegare sulla classica "lotta armata" ma bisogna esere aggiornati alle nuove tendenze e alle nuove mode. Ed ecco che la controversia fra governo centrale spagnolo e periferia regionalista si sposta su temi più....come dire attuali. E' di alcune settimane fa la notizia che anche la catalogna vuole il suo .CT. Sì il .CT cioè il dominio di primo livello che aspetta ad ogni stato. «La Catalogna, ha dichiarato Montilla (ministro spagnolo dell'Industria, Commercio e Turismo) nonostante abbia un'identità nazionale non è uno Stato, per cui dubito che l'Icann (l'organismo statunitense deputato all'assegnazione) appoggi le rivendicazioni del governo catalano»( corriere della sera 5 /10/05). Ai poveri catalani, ancora esagitati dallì'approvazione dello statuto, viene riconosciuto il dominio di secondo livello il .CAT poichè «legittima in Rete l'esistenza di una comunità culturale». Quella dei domini è solo una delle facce con cui i nazionalismi e i regionalismi in terra di Spagna «si oppongono» a Madrid e, di riflesso, al dominio .es. Scontato che tale dominio sia rifiutato dai governi basco e catalano, guidati da coalizioni nazionaliste (i loro siti adottano i domini .net), e dai partiti regionalisti o indipendentisti (come Esquerra Republicana, che sceglie .org).
Piu' o meno si intitolava così una vecchia canzone di Mia Martini....che presagisse già il rimando alla sostanza stupefacente di cui negli ultimi giorni si parla tanto??? Può darsi visto la fine della povera cantante. In sequenza: agosto 2005 tracce di cocaina nel PO "Nelle acque del Po scorre proprio di tutto, compreso l'equivalente di quattro chili di cocaina al giorno. E questo significa che nell'area si "sniffa" in misura largamente superiore a quanto si pensava. A fare l'esame antidoping al fiume più lungo d'Italia è stato l'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano, che ha scoperto il modo di stimare il consumo di cocaina in base alla concentrazione della sostanza nelle acque dei fiumi e degli scarichi urbani." (La Repubblica 4 ago 2005); poi la famosa fotomodella fotografata mentre si sta preparando due o tre righette, di seguito, visto che non vogliamo farci mancare nulla, noi italiani, ecco beccato l' attore, o quel che sia, Calissano che oltre al detenere 30gr di coca nel festino ci scappa anche il morto e alla fine il giovane rampollo della famiglia Agnelli, Lapo Elkann. Tutti si stupiscono.....tutti si domandano perchè.... e tutti si indagano sulle motivazioni che hanno spinto questi personaggi a comportarsi in tal modo.
MI CHIEDO qualcuno è mai andato a Riccione al sabato sera??? Qualcuno ha mai girato per Milano nel weekend??? Qualcuno ha mai frequentato posti IN E VIPPOSISSIMI come PortoCervo o Saint Tropez...???? Bene e non vi siete accorti di nulla??? Allora siete veramente rincoglioniti. Nella mia poca esperienza di vita ho sempre visto dei gran vassoi d'argento imbiancati di polvere, girare per le varie feste/sfilate/post-eventi anche culturali. E' stato stimato che sul 60 % delle banconote da un dollaro ci siano tracce di cocaina.....in Italia visto che un dollaro corrisponde + o meno ad un euro dovremmo cercarle sulle dieci (si dulle dieci le cinque sono più piccole e troppo usate per essere arrotolate bene e far in modo che la polvere portentosa non si femi nel tragitto piatto-naso). Bene e che c'è da meravigliarsi????
Quello che non riesco a capire è LO STUPIRSI di una realtà agli occhi di tutti o meglio di quelli un po' svegli. La giovane fotomodella di 45 kg all'eta di 35 anni come si manteneva in forma???? Palestra??? dieta???? beh molto + semplice usare qualche "pezzo" al giorno e via.... Il belloccio che è rientrato dall'Isola dei Famosi??? Beh per poter sopportare il fatto che "Non sei nessuno e nessuno ti caga" dopo essere stato sparato nell'Olimpo televiso italiano quale modo migliore se non con qualche riga di cocaina??? E infine il giovane Lapo.....scusate ma era una leggenda popolare quella che si diceva che il nonno avesse la cannuccia personale d'oro per pippare o l'ho sentita solo io???? Buon sangue non mente......ed ecco qua anche il giovane e rampante Lapo elkann che visto le sue campagne pubblicitarie vincenti fino ad oggi potrebbe lanciare la nuova FIAT dopo questa ultima vicenda. Si la FIAT TRANS un tiro e sei nell'iperspazio....
Bene, lungi da me l'essere bigotto e conservatore.....ma le aspettative di 4 ragazzine su 10 è di diventare velina.....mentre i ragazzini si pompano per ore in palestra per diventare sempre + simili ai fintietero di Uomini e Donne per poi passare ai 30enni rampanti che se non hanno assolutamente l'ultimo modello di BMWo non possono poi farsi vedere con la fighetta in centro a prendere l'aperitivo......I modelli proposti ed accetati dalla società odierna sono questi....e quale segno di emulazione può facile se non quello di comprare qualche pezzo il sabato sera nella discoteca più in dove i pusher entrano gratis visto quello che elargiscono al personale?????
E poi ci lamentiamo proprio noi che siamo cresciuti con quel cartoon che diceva "Sembra talco ma non è..serve a darti l'allegria"......
Venerdì 14 ottobre 2005 l’intero mondo dello spettacolo si fermerà per manifestare contro la Legge Finanziaria 2006. Cinematografi, teatri, orchestre, singoli lavoratori dello spettacolo aderiranno a questa manifestazione, uniti come mai era successo prima d’ora per denunciare il più grave attacco mai registrato al sistema di sostegno pubblico dello spettacolo e, più in generale, della cultura.
Lo spettacolo italiano è sostenuto oggi da un complesso sistema di contributi pubblici in cui sono coinvolti Enti Locali, Regioni e Stato. A fronte del sempre maggior peso della cultura in un paese civile, lo spettacolo italiano vede progressivamente ridotti gli investimenti dello Stato (FUS), che per il 2004 corrispondono a 464 milioni di euro: una cifra assolutamente ridicola se confrontata su scala europea.
Ebbene, per il 2006 si è ben pensato di ridurre questa cifra a soli 300 milioni di euro. Un taglio del 40% che avrà ricadute tragiche per il futuro culturale di questo paese.
Tutto ciò era già accaduto in Inghilterra negli anni Ottanta ad opera della politica culturale condotta dalla famosa Lady di Ferro Mrs Tatcher. Nel settore della cultura, la politica di Margaret Thatcher ebbe tra i suoi principali bersagli la tradizionale autonomia delle istituzioni culturali, come università, televisione, Arts Council. Queste istituzioni, che vivevano del finanziamento pubblico, furono le prime ad essere afflitte dalla politica della Thatcher che prevedeva drastici tagli alle sovvenzioni statali. L’Arts Council era l’istituzione nazionale preposta alla promozione e al finanziamento delle attività artistiche e culturali fin dalla fine della guerra. L’imperativo del decennio Thatcher era che qualsiasi forma di attività umana non fosse da favorire e finanziare in quanto tale, ma solo nella misura in cui si rilevava capace di produrre autonomamente ricchezza. Di conseguenza le arti vennero considerate alla stregua di “industrie culturali” con lo scopo di produrre occupazione e alti guadagni. Vedendosi ridotti i finanziamenti statali, per riuscire a sopravvivere le arti si rivolsero alla sponsorizzazione privata. La cultura teatrale come quella delle altre arti in genere non viene più considerata in quanto tale, per i valori che propone, ma è inserita come industria nel mondo del mercato, diventa un oggetto di consumo. Questo mutato atteggiamento nei confronti della cultura teatrale di questi primi anni ottanta avrà delle grosse ripercussioni sulla produzione drammaturgia degli anni novanta e segna l’indelebile inizio di un periodo di crisi di tutto il teatro inglese.
I tagli dell’amministrazione Thatcher, oltre a spingere molti teatri sovvenzionati alla chiusura, pregiudicarono anche la scelta delle opere da mettere in scena. Innanzitutto erano esclusi tutti coloro che nelle loro opere attaccavano direttamente ed indirettamente il regime dominante, in secondo luogo erano esclusi coloro che non erano pubblicamente conosciuti poiché i finanziatori privati e gli stessi direttori teatrali non volevano correre rischi sulla riuscita della messa in scena. Gli effetti di questa “strategia” economica sono la fortuna del teatro commerciale e il ripiego di mettere in scena esclusivamente le opere degli autori maggiormente conosciuti. La natura del teatro commerciale, ed in particola modo del genere del musical, incarna a pieno l’idea e lo scopo di teatro, e più in generale di arte, proposto dalla enterprise culture: alti guadagni e capacità di attrazione turistica ed in particolare il rifiuto di affrontare temi di rilevanza politica contemporanea. Dietro al concetto di sponsorizzazione privata, e quindi di aderenza al principio politicamente ‘neutrale’ del successo economico, si delinea una sottile forma di censura. Infatti questa ‘liberalizzazione’ del mercato dell’arte ha in realtà favorito gli interessi della classe dominate, detentrice di capitale, elevandola a guida non solo politica, ma anche morale e culturale dell’intero paese. Non rientra dunque negli interessi di una classe finanziaria un’attività culturale che proponga valori eversivi o comunque critici rispetto a quelli in cui essa si riconosce, su cui fonda l’ordine sociale che la vede al comando.
Nel corso degli anni Ottanta si verifica un forte arresto della pratica politico-teatrale alternativa in Inghilterra. Si parla di una vera e propria crisi del teatro inglese diventando, alla fine del decennio argomento di dibattiti, incontri e conferenze. Nel tentativo di individuare le cause di tale crisi, vennero avanzate diverse ipotesi. I tagli consistenti al sovvenzionamento pubblico erano il dato più evidente. Il passaggio alla sponsorizzazione privata aveva finito col creare un clima diffuso di autocensura da parte di autori e direttori artistici.
Il periodo di crisi del teatro inglese si è protratto fino agli anni '90 una crisi lunga e sofferta che ha visto il nascere di pochissime opere alternative e veramente interessanti nell'arco degli anni Ottanta. Anni in cui si doveva fare "cassetto" non importava con quale opera, come svolgerla e dove occorreva trovare gli sponsor e ricavare il più possibile. Significativo, come conclusione delle profonde esperienze degli anni ’70, l’abbandono delle scene da parte di John Arden, fortemente legato all’idea di un teatro politico e necessario. Teatro che non poteva essere più realizzato a causa dei forti tagli alle sovvenzioni culturali. Solo alcuni autori cercarono di adattarsi ai cambiamenti sociali degli anni '80 producendo opere interesasnti ma "bollate" come violente, crudeli e senza significato. Bond è uno di questi. Cercò di non adattarsi alla politica culturale indetta dalla Signora di Ferro e adatto la sua ideologia politica al periodo in cui scriveva.
Dieci lunghi anni sono dovuti passare per giungere alla rinascita del teatro inglese, se si può parlare di rinascita. Dieci lunghi anni di successo del West End commerciale. Dieci lunghi anni di appiattimento culturale. E cosa accadrà allora qui in Italia???? Già da tempo stanno scomparendo i pochi teatri di ricerca che non si limitano a proporre i gloriosi fasti del teatro degli anni 20-30. Ci si limita a premiare opere ormai datate e circoscritte ad una realtà ormai passata, terminata, finita. Già da troppo tempo si è indotti a pensare all'inutilità del teatro.
Si prospettano periodi davvero cupi all'orizzonte dominati forse solo ed esclusivamente dalle realizzazioni teatrali dei ragazzi di Maria De Filippi.